Le Chiese

La chiesa parrocchiale di San Michele sorge in un'antica contrada interessata da una lunga tradizione di fede e di storia, di cui affiorano ancora, qua e là, frammenti e testimonianze sia pure sepolte e modificate sotto le nuove costruzioni. Narra una vecchia tradizione che in questo luogo sorgesse addirittura un tempio pagano dedicato alla dea Cerere; dopo, nei primi secoli del Cristianesimo, vi fu edificata la prima chiesa con l'annesso monastero delle monache Benedettine.

L'intitolazione dalla chiesa a San Michele Arcangelo, il cui culto si diffuse in Occidente dopo il V secolo, potrebbe costituire una prova della sua origine ai tempi dei Longobardi, che pare avessero una particolare devozione per il condottiero delle milizie angeliche. Secondo lo storico veronese Alessandro Canobbio (1530-1608) chiesa e monastero risalirebbero all'anno 780 e rientrerebbero tra le tante opere ecclesiastiche fatte edificare dall'Arcidiacono Pacifico. È comunque cosa certa che il Vescovo Ratoldo, con atto del 24 giugno 813, la pose sotto il patrocinio del Capitolo dei Canonici della Cattedrale, il quale, a sua volta, la concesse alle monache Benedettine; il monastero di San Michele in Campagna appare definitivamente costituito fin dal 1042.

Il cenobio di San Michele fu considerato fra i più notevoli per importanza economica e documentaria nella provincia di Verona, oltre che il più antico, e godette fama d’essere ricco di beni e ragguardevole per le monache d’alto lignaggio, tra cui alcune discendenti degli Scaligeri, dei Visconti e tre nipoti di Dante, figlie di Pietro Alighieri. In breve tempo esso prosperò ed i suoi possessi occuparono una grande estensione dentro e fuori la diocesi, così che, nel corso dei secoli, fra alterne fortune ed eventi storici, fu più volte ingrandito. Nel 1806 fu soppresso con decreto napoleonico, seguendo la triste sorte di molti altri ordini religiosi della città.

Quanto alla chiesa del monastero, nel 1476, sotto la badessa Placida de' Calistani, si ebbe il primo intervento d’ampliamento dell'edificio, cui fecero seguito molti altri interventi di ristrutturazione fino ad arrivare all'attuale complesso settecentesco. Dall'origine fino ai giorni nostri furono costruite, quale luogo di culto per le monache e per la parrocchia, tre chiese. La prima, di cui è rimasta solo la parte absidale visibile nella "Cappella delle Benedettine", esternamente presenta l'abside semicircolare a corsi alternati di cotto, tufo e ciottoli di fiume, affiancata da un piccolo campanile romanico in cotto, ornato da quattro finestre monofore e da quattro pinnacoli angolari ai lati della cuspide conica; internamente ha interessanti affreschi del Duecento e del Trecento, di cui parleremo più avanti. Della seconda chiesa, edificata a partire dal 1550 e nuovamente ingrandita nel 1609, ci restano il transetto con il coro delle monache, nel "salone" situato dietro l’attuale sacrestia.

Ed arriviamo così all'attuale chiesa settecentesca. Le tre chiese subirono negli anni varie sistemazioni e trasformazioni architettoniche, di cui è molto difficile, oggi, ricostruire le diverse fasi, ma che comunque non comportarono mai una totale distruzione delle strutture precedenti, quanto, piuttosto, interventi d’ampliamento e di sovrapposizione alle stesse.

Nel 1755, sotto la badessa Teresa Margherita dei Carlotti, fu posta la prima pietra della nuova grande chiesa parrocchiale; per il Natale del 1757, il presbiterio pare fosse già ultimato e dopo alcuni anni di sospensione i lavori ripresero nel 1782 per essere ultimati nel 1802. L'anno successivo, il 21 settembre 1803, il Vescovo Avogadro la consacrava solennemente come ricorda la grande epigrafe sulla controfacciata:

Honori Michaelis Principis Arcangelorum
Templum ab auspicali lapide incoatum an. MDCCLXXXV
Intra annum XXXIX perfectum et exornatum
Virginum Benedictorum Vicarorum pecunia coniata
loannes Andreas Avogadrus Pontif. Veronens.
solemnibus cerimoniis consecravit
XI al. octobr. an. MDCCCIII

In un registro conservato presso l'archivio parrocchiale, riguardante la «Notizia di tutte le spese incontrate dal Monastero per l'ampliamento della nostra Parrocchiale», si legge come «... le reverende monache di San Michele in Campagna si trovassero nella necessità di ampliare la propria chiesa parrocchiale per dar comodo a quell'accresciute genti di intervenire al culto di Dio, mentre presentemente non può capire per la sua ristrettezza che un terzo di detta popolazione».

Intanto l'invasione francese si era abbattuta anche sul monastero di San Michele, portandovi profanazioni, ruberie e la vendita dei beni più preziosi; soppresso il monastero e disperse le monache, la chiesa passò sotto la giurisdizione del Vescovo e il parroco del convento, don Nascario Piccoli, divenne il primo parroco dell'intero Comune e di una delle tante parrocchie suburbane della Diocesi di Verona.

La chiesa, da ascriversi dunque alla seconda metà del sec. XVIII, fu costruita su disegno dell'architetto Adriano Cristofali (1717-1788) e sotto la direzione del capomastro Bortolo Bortolani di San Michele. L'imponente facciata è movimentata da numerose sculture ornamentali, che si articolano dal basso verso l'alto con armoniche sovrapposizioni volumetriche e decorative. Nell'ordine superiore quattro imponenti colonne corinzie sostengono il timpano trabeato, mentre al centro è una grande finestra rettangolare sormontata da una lunetta ed arricchita da varie sculture. Le sei statue entro nicchie, ad opera dello scultore Angelo Sartori (1740-1784), raffigurano i Santi Sebastiano, Benedetto, Scolastica, Rocco e, in dimensioni più grandi ai lati del portale, San Pietro e San Paolo. La decorazione scultoria è quindi completata da sei bassorilievi, di cui i due in basso raffigurano l'Annunciazione e la Natività, mentre i quattro nell'ordine superiore raffigurano le Virtù Cardinali, Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza.