Il salone delle Monache

Dalla sacrestia, attraverso una porta d'angolo di gusto ottocentesco, si accede al "Salone delle monache", oggi oratorio e sala giochi, che un tempo corrispondeva al transetto della precedente chiesa cinquecentesca. AI centro della parete orientale una vasta rientranza semicircolare indica l'originaria posizione del coro delle monache, mentre le pareti del transetto conservano alcune porte e cornici in classico stile secentesco. Tali strutture risalgono al rifacimento della chiesa primitiva da parte della badessa Aquilina Boldieri, eletta nel 1550; quindi, con l'ulteriore ampliamento dal 1609 fino al 1661, continuarono i lavori di abbellimento di questa seconda chiesa. Da una porticina in fondo al salone si accede alla Cappella delle Benedettine, che corrispondeva all'abside della prima chiesa di San Michele. La cappella, per lunghi anni lasciata in stato di abbandono e di degrado, è stata riscoperta e restaurata, una prima volta nel 1926 e poi nel 1965, recuperando parte dei preziosi affreschi che ne ricoprivano interamente la volta e le pareti.

La Sandberg Vavalà (La pittura veronese del Trecento e del primo Quattrocento, 1926) vi individuò almeno due periodi di attività pittorica: del primo, che risale alla fine del Duecento, resta parte di una grande figura di Santo, mutilo della testa, nel catino absidale, insieme con alcuni frammenti di un'originaria fascia decorativa a rombi e grandi foglie stilizzate a vivaci colori.

Al secondo intervento, attribuito ad un seguace del Secondo Maestro di San Zeno nella seconda metà del sec. XIV, sono invece da ascriversi tutte le altre figure, a partire da quella del catino absidale, ove è raffigurata la Santissima Trinità contornata da quattro medaglioni con i simboli degli Evangelisti; quindi la bella composizione con la Madonna col Bambino, su un elegante trono gotico, tra San Michele Arcangelo e San Benedetto e le altre figure di Santi sparse qua e là.

Tali opere, se pure gravemente compromesse e lacunose, restano comunque una preziosa testimonianza della secolare vita artistica ed ecclesiastica di questo monastero, che ha contribuito a costruire una parte importante della storia della diocesi veronese.