Le chiese Benedettine

Il fascino di un incontrobenedettineveduta dell’interno appena restaurato

La storia delle chiese benedettine nella parrocchia di San Michele affonda le radici molti secoli fa, nella presenza orante ed operosa di un monastero femminile, ispirato alla Regola del padre del monachesimo occidentale, San Benedetto. “Lo storico veronese del XVI secolo A. Canobbio, archivista del comune, ne attesta l’esistenza già nel 780. La chiesa di S. Michele in Campagna, così era chiamata, fu donata probabilmente dal Vescovo di Verona Ratoldo (benedettino svevo, divenuto Vescovo di Verona nel 799 circa) nell’813 ai suoi canonici”. (V. Recchia Monese, Origine del monastero di S. Michele, 1972 ).

L’antica cappella

Agli inizi del 1900 la cappella era adibita a magazzino, molto mal ridotta e umida per le infiltrazioni d’acqua. Il parroco don Silvino Burato procedette a un radicale restauro. Alla notevole spesa contribuirono il Governo, il Comune di S. Michele, i Sigg. Tiberghien, e, con generose offerte, i fedeli. (R. Brenzoni, L’antica Cappella di S. Michele in Campagna, 1926 ).

Nel 2010/12 è stato portato a compimento un nuovo secondo completo intervento di restauro sull’intera struttura esterna della Cappella, compreso l’antico campanile romanico; nel 2013/14 il lavoro è continuato all’interno, superando le difficoltà dovute alle varie sovrapposizioni degli affreschi. Ora, sarà affascinante sostare sulla soglia e poi entrare in silenzio, lasciando che gli occhi e il cuore si aprano alla meditazione e alla preghiera.
Un incantamento di tenerezza e di amore prenderà il visitatore attento, ancora di più il pellegrino orante, abbagliati nella mente e nel cuore dalla luminosa e stupenda raffigurazione del Cristo sulla Croce, abbracciati dal Padre tenero e possente, irradiati entrambi dai raggi dell’Amore, dello Spirito.
Sandberg Vavalà così annota: “Rimane quasi perfettamente conservata la bellissima figura del Cristo sulla Croce. Svolge un concetto pieno di sensibilità e di grande raffinatezza […]. S’avvicina per dolcezza, per nobiltà e per il sentimento elevato ai Crocifissi di Altichiero”. (E. Sandberg Vavalà, La pittura veronese del trecento e del primo quattrocento, 1926).

 

La chiesa rinascimentale

È assai arduo elencare le varie fasi della costruzione, per i continui e rilevanti interventi dal XV al XVIII secolo. Alcune tappe della costruzione e delle varie trasformazioni della seconda chiesa benedettina, le possiamo trovare, con prudenziale valutazione, nel volume di don Basilio Finetti (B. Finetti, L’Antico Monastero, Mantova 1900). Nel 1476 venne eletta badessa Donna Placidia de’ Calistani che iniziò i lavori di ampliamento che dall’antica piccola cappella portarono alla successiva seconda, più grande chiesa. Donna Placida si oppose all’imposizione fatta da Venezia alle monache di versare diecimila ducati per sostenere la guerra dichiarata alla

san-michele-arcangeloSan Michele Arcangelo san-benedetto-abateSan Benedetto Abate

 

Repubblica da Maometto II. L’egregia badessa, affermando l’autonomia del Monastero, versò alla Serenissima i diecimila ducati come “offerta liberale” e come partecipazione alla difesa della Religione Cristiana. La badessa Donna Aquilina Boldieri, nel 1550 circa, riedificò la seconda chiesa, ampliandola quasi interamente; un ulteriore intervento nel 1609, per la notevole crescita della popolazione, fu eseguito sotto l’abbadessato di Donna Claudia Rocca. Nel 1639, cessata la devastante peste di manzoniana memoria, (prima dell’epidemia gli abitanti del luogo, comprese le monache, erano 1705, ne restarono 862: 358 uomini, 325 donne, 179 fanciulli), la badessa Donna Cassandra Dal Pozzo fece intonacare e incalcinare, per disposizione della Serenissima, tutti gli affreschi delle età precedenti, opere pregiate dei migliori pittori, che si trovavano sulle pareti dell’antica cappella, nei corridoi ed in vari luoghi del Monastero. Con la badessa Lionora Vanini fu ultimata la chiesa, nel 1661. Questa si sviluppava in estensione verso la città, comprendendo la sacrestia, l’area presbiteriale e forse la metà della navata dell’attuale terza chiesa (R. Brenzoni). Nel 1778 la priora Gesualda Negri fece trasportare dal coro (seconda chiesa) l’affresco di S. Michele, opera pregevolissima di Paolo Farinati, sull’altare della attuale sacrestia, quella della terza chiesa. Dopo il recente restauro del 2010-11, abbiamo potuto ammirare l’armonioso volume architettonico, esaltato dagli affreschi del soffitto (la Trinità, Maria, i santi benedettini Mauro e Placido), dai quattro evangelisti, dai quattro ovali alle pareti, attribuiti dalla critica a Marco Marcola. Di particolare rilievo sono le sculture di S. Michele (in pietra cesellata e dipinta del primo ‘400, opera del tardo gotico veronese, attribuibile a Nanni di Bartolo o a Pietro Lamberti), e la scultura lignea di S. Benedetto della fine del secolo XV (inizio del XVI sec.), collocate in alto sulla parete.

La grande chiesa parrocchiale

campanile-samicheleLa terza chiesa vide completata la sua fondazione (“a fundamentis erecta”), finanziata dalle monache benedettine (subsidiis monialium) e dalle offerte dei fedeli (largitionibus fidelium pareciae), nel 1790 (Anno DNI MDCCLXXXX ), come recita l’iscrizione collocata sulla facciata della chiesa.
“Nell’archivio parrocchiale sono tuttora conservati alcuni documenti relativi alla costruzione: il decreto originale del Patriarca di Aquileia Daniele Delfino, che concedeva alla badessa” (è Maria Lavinia Giuliari) “il permesso di edificare una nuova chiesa (17/2/1745); la copia di una supplica rivolta dalle monache ai Provveditori veneti sopra la sanità, - attrovandosi le Reverende monache […] in un’assoluta necessità di cercar di ampliare la propria lor chiesa Parrocchiale per dar commodo a quell’accresciute genti di intervenire al culto di Dio...”. (C. Ferrarese, La chiesa di San Michele Arcangelo 1803-2003 ).
Il progetto della nuova chiesa è di Adriano Cristofali, noto architetto veronese. Il 21 settembre 1803 fu solennemente dedicata al Principe degli angeli San Michele dal vescovo di Verona Giovanni Andrea Avogadro.

Custodire e vivere la memoria

L’incontro con le chiese benedettine di S. Michele, incastonate l’una nell’altra, con le armoniose linee dell’insieme architettonico, con le molteplici opere d’arte, alcune di altissimo livello, è come l’immersione in un grembo vivo per tutti noi ancora oggi. Un riferimento spirituale e culturale per il nostro borgo, le famiglie, le scuole e anche per tutta la città. La millenaria vita del Monastero ha incrociato profondamente le vicende ecclesiali e politiche, sociali e caritative di Verona. Siamo tutti invitati, pertanto, ad abitare questo straordinario luogo di spiritualità, rivestito d’arte e di bellezza, convocati dalla grandezza luminosa del Cristo dell’antica Cappella, lasciandoci avvolgere dal Suo abbraccio di tenerezza e di misericordia, generatore di speranza e di responsabile impegno.

don Piergiorgio Mirandola parroco
Verona, 29 settembre 2014

 

antica-cappella-restaurataL’antica cappella restaurataHo ancora negli occhi e nel cuore la sorprendente visione d’insieme
della grande chiesa di S. Michele, così come mi è apparsa per la prima
volta, quando il parroco don Lorenzo mi ha accompagnato fi n sulla
soglia perché potessi visitarla, sul fi nire dell’agosto dell’anno 2000. Era
pomeriggio. Il sole, attraverso le belle vetrate, irradiava la sua luce calda
e faceva vibrare, quasi in sinfonia, le svariate cromie della chiesa ricca
di tanto passato, di devozione, di vita comunitaria.

don Piergiorgio Mirandola

 

Un riconoscente apprezzamento va alla Soprintendenza per i Beni Storici e Artistici e a tutte le persone che con competenza e capacità, con passione sapiente e curiosità illuminata hanno portato a termine questi straordinari restauri. Un ringraziamento particolare è rivolto alle Istituzioni pubbliche e private che hanno in parte sostenuto l’impegno finanziario: la Regione Veneto, la Fondazione Cariverona, il Banco Popolare e il concorso generoso dei fedeli sanmichelati.