La buona incompiutezza della vita

La buona incompiutezza della vita

L'esilio e la promessa/14 - Un'altra mano, non la nostra, chiuderà per l'ultima volta i nostri occhi

I disordini morali sono espressione di disordini spirituali. L’etica è seconda. Dietro una cattiveria verso l’altro si cela un malessere più radicale e profondo dentro l’anima. Offendere e oltraggiare il nome dell’altro è figlio di un oltraggio e di un’offesa al proprio nome. Ogni crisi morale si cura al centro, rimettendo il proprio cuore nell’unico luogo dove può riposare, ritrovarsi, sentirsi chiamare. Il primo movimento della cura delle malattie profonde della vita è teologico, perché riguarda la natura del nostro nome che non può chiamarsi ma può solo essere chiamato; come da bambini, quando scopriamo qual è il nostro nome perché lo sentiamo chiamare da chi ci vuole bene. Diventiamo cattivi quando non ci giriamo più se sentiamo pronunciare il nostro nome – o perché lo abbiamo dimenticato, o perché nessuno lo chiama più con sufficiente agape per poterlo riconoscere. 

«Per il sangue che hai sparso, ti sei resa colpevole e ti sei contaminata con gli idoli che hai fabbricato... In te si disprezzano il padre e la madre, in te si maltratta il forestiero, in te si opprimono l’orfano e la vedova... Hai profanato i miei sabati» (Ezechiele 22,4-8). La caduta di Gerusalemme è ormai prossima. Ezechiele e gli altri pochi profeti veri di Israele lo sanno. Lo sanno non perché i profeti vedono il futuro ma perché vedono diversamente e più profondamente il presente, e lì leggono anche i segni del futuro mentre istante dopo istante si invera. La profezia è immersione totale nel presente, il solo luogo dove è possibile ascoltare una voce che chiama e parla. Chi nella vita ha imparato qualche parola di vita spirituale autentica è diventato maestro del presente: capace di toccare o sfiorare l’eterno perché calato in un presente infinito. La sola eternità possibile è quella che ci avvolge ora mentre stiamo, semplicemente, vivendo.Per Ezechiele la diagnosi della rovina del suo popolo è immediata: è la naturale conseguenza di una corruzione teologica divenuta corruzione morale e sociale. Noi possiamo leggere la caduta di Gerusalemme alla luce della geo-politica del tempo, e quindi offrire spiegazioni alternative a quelle dei profeti. Lo possiamo fare per il passato, lo facciamo per il presente, quando spieghiamo le guerre, le distruzioni e il dolore immenso del nostro tempo senza far riferimento alla fede, ai peccati, a Dio. Ma se vive ancora un profeta, dal suo posto solitario di vedetta ha accesso a una dimensione in più della realtà, e quindi ad altre prospettive, a orizzonti diversi che noi non conosciamo. Quanto ci servirebbero oggi queste letture più larghe, più profonde e più alte!; e invece rispondiamo alla carestia di profezia negando il bisogno della sua quarta dimensione. Ci siamo adattati a un mondo ridotto, e abbiamo smesso di sognare il paradiso convinti che non ci sia più.

 

fonte: edc-online.org

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