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Non ho capito una parola… ma è stata

UNA MESSA INCREDIBILE

di Luciano Z.

Durante il periodo della nostra permanenza in Burkina Faso abbiamo assistito a diverse Messe a Nanorò e nella cattedrale di Ouaga; tutte con i loro canti, musiche, ritmi più o meno belli e trascinanti.

La Messa delle ore nove del venticinque gennaio, ultimo giorno della nostra permanenza in Burkina, è stata quella che mi è rimasta nel cuore per la sua intensità.
Con venti minuti di anticipo siamo arrivati in cattedrale perché c’era da prendersi il posto; la piazza era gremita di gente; tutti aspettavano che finisse la Messa delle sette.
Quando la gente ha cominciato a defluire dalla chiesa, quella della piazza ha iniziato ad incolonnarsi: dalla sinistra si usciva, dalla destra si entrava. Abbiamo trovato posto a circa metà chiesa; mancavano dieci minuti all’ora di inizio e un coro gospel stava provando. Bene ho pensato, cominciamo proprio bene!

 “In nom de Père, de Fils, di Saint-Esprit” con queste parole accompagnate dal segno della Croce il vescovo ha iniziato la Massa e subito il coro ha cominciato a cantare partendo con un ritmo lento, senza strumenti, sembrava quasi una ninna nanna, poi la musica prese ritmo, voce, tonalità, cominciarono a suonare i tamburi, gli jambe, i due ferri battuti dai bulloni (non so il loro nome), anche la pianola e la batteria (strumenti non tanto africani) non stonavano, i fedeli cominciarono anche loro a cantare a muoversi nei banchi a battere le mani, …come da noi dove il coretto canta ed i fedeli, nel migliore dei casi, stanno zitti.

Le due letture, non ho capito a chi scrivesse Paolo nella seconda, erano anche loro intervallate da canti; il Vangelo è stato accompagnato da un Alleluia stupendo; dell’omelia del vescovo non ho capito una parola ma deve essere stata allegra e simpatica perché, ad un certo punto, i fedeli hanno incominciato a ridere ed a battere le mani. Nello scambiare una parola con Silva, che mi era vicina di posto, mi sono sentito osservato come avessi commesso qualche cosa di grave; effettivamente nessuno chiacchiera in chiesa, io ero abituato a sentire la Gina che parlava con la Bruna della torta mangiata la sera prima.

Tra momenti religiosi e canti siamo arrivati a dopo gli avvisi durati penso più di dieci minuti (mi lamentavo del mio parroco…) a questo punto il coro è partito in un modo aggressivo accompagnato dagli strumenti percossi a tutta forza, la gente ha cominciato a muoversi, a battere le mani, alcuni componenti del coro, usciti dai ranghi, si misero a ballare attorno all’altare. Non me li faccio scappare, pensai, così mi sono diretto verso l’altare per scattare alcune foto; vedendo che qualche fedele, compresa una mamma con due gemellini in braccio, si univano alle persone che ballavano anch’io ne ero tentato ma ero alquanto titubante, invitato da una ragazza del coro mi unii a loro ballando in modo alquanto imbranato ma non me ne importava niente; anche il vescovo vedendomi mi ha dato l’ok con il dito pollice.

Tutte le cose hanno un inizio ed una fine ed anche questa Messa, dopo quasi due ore, ad un certo punto fini lasciandomi un po’ di amaro in bocca pensando alle celebrazioni future in Italia con chiese vuote, gente che va a messa perché deve non perché vuole, gente che chiacchiera, gente che non canta, gente che guarda l’orologio, gente che considera il prete bravo perché fa la predica corta, il momento dell’elevazione non accompagnato dai campanellini e dallo schioccare delle dita in segno di rispetto ma dal frastuono causato dallo sbattere degli inginocchiatoi imbottiti (quanto siamo delicati…), dal canto finale a chiesa già vuota…

Cosa mi è rimasto di questa Messa? Tanta nostalgia, tanta voglia di non dimenticare, tanta voglia di ritornare, tanta voglia di cambiare, tanta rabbia di non riuscire a trasmettere completamente le mie sensazioni provate in queste due ore vissute intensamente, la rabbia di non aver potuto registrare questi momenti; certo che bisogna proprio essere in Africa per poter apprezzare e ricordare con nostalgia una Messa dove non si è capita una parola!

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